Scagliola: Barbera e memoria

Siamo a febbraio, la giornata è cupa, grigia, fredda. Persino Le gocce che cadono dal cielo non sanno se restare acqua o diventare candidi fiocchi, Sono indecise, come Il nostro navigatore dal segnale intermittente ma alla fine arriviamo a destinazione. Siamo bagnati fradici e assetati ancora di più, tuttavia non è l’acqua quello di cui abbiamo bisogno perché oggi è tempo di SanSì.

Siamo a Calosso nell’Azienda Agricola Scagliola, la fortuna ci sorride e a farci da ciceroni ci sono Silvia e il papà Maggiorino, rispettivamente terza e quarta generazione a condurre la cantina di famiglia.

Visitiamo l’attrezzata cantina, Le lunghe file di botti cariche di vino e di aspettative per poi finire con la degustazione.

27901533_10214404136644451_559496777_o

Scagliola è Barbera, quella del Frem, del Foravia e del SanSì e della sua calda e avvolgente selezione a cui Maggiorino è molto legato.

 

 

27902220_10214404132724353_948581071_oScagliola è tradizione ma anche innovazione e sperimentazione.

È così che ci accingiamo ad assaggiare qualcosa di inaspettato: siamo davanti ad uno chardonnay intenso ed elegante che affina fino a sette mesi in carati di legno. Silvia mentre scruta gli operai intenti a spostare le barrique ci racconta dell’Alta Langa e della sperimentazione di nuove botti di acacia in cui ora sta riposando lo chardonnay.

Tra un sorso e l’altro si parla, si chiacchiera, si ascolta e s’impara. Si aprono i cuori, si alzano i gomiti con tanto di risate.

Maggiorino ci parla dell’azienda e della sua storia, fatta di quattro generazioni e dell’amore che le lega a questa terra e ai suoi ricordi. Si parla di mercato e di gusti, di memorie e di progetti, di tutto e ancora un po’ . Si parla di Barbera e di passione e alla fatidica domanda “Ma cosa ne pensa di questa recente rivalutazione della Barbera?” Maggiorino da una risposta breve, solenne, marchiata dal dialetto schietto e sincero: “L’è fin torde” (“É fin tardi”). Non è uno slogan e nemmeno un Brand, ma bensì un riassunto, un distillato di un pensiero comune fra chi tra quest’uva ci è nato, tra coloro che non solo la conoscono e la apprezzano ma ne sono impregnati. Non c’è nostalgia nella sua voce ma bensì un po’ di amarezza che lascia spazio alla rivalsa.

Il tempo passa troppo veloce ed è l’ora di cena “anduma a mangè chicos?” (“Andiamo a mangiare qualcosa?”). Vorremmo accontentarlo, per continuare a parlare con quest’uomo dolce e riservato che ci sembra come un libro da scoprire e imprimere nella memoria ma dobbiamo scappare in fretta e furia. Lasciamo qui un pezzo di cuore e sicuramente Silvia e il suo papà ci vedranno ancora, fosse anche solo per assaggiare un pezzo del fantastico salame nella c’era d’api e fare due parole con queste splendide persone.

La degustazione di un vino senza il suo produttore a farne le veci è un’esperienza vissuta a metà. Per questo siamo grati della disponibilità ma ancor più dell’amore e della passione che hanno saputo comunicarci.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...