Cabernet Franc – peperone relativo

Questa volta parliamo di un personaggio famoso che è stato sulla bocca di tutti, nei bicchieri di tanti ma che forse in pochi conoscono veramente: il Cabernet Franc.
Il 6 marzo noi Brothers abbiamo colto l’occasione per partecipare a “Il mio nome è Franc” una degustazione proprio su questo vitigno. Relatore e nostra guida nel mondo di Franc – Andrea Matteini: giovane toscano laureato presso l’ALMA ( scuola internazionale di cucina italiana) e zelante sommelier, Reo confesso di amarne particolarmente le caratteristiche e di essersi intestardito su questa specifica varietà perchè in Italia, nel bene o nel male, si tende a “snobbare” i vitigni internazionali per favorire gli autoctoni. Andrea però arriva proprio da una regione che ha legato la sua storia al Franc, quindi chi meglio di lui poteva accompagnarci in questa avventura?
Man mano che la degustazione prosegue, sospinti dalle spiegazioni di Matteini, ci rendiamo conto di una cosa… Il Cabernet Franc è la vite dalle tre P: Particolare, Problematico e Protagonista.
Sicuramente la sua particolarità sta proprio in quello che più facilmente tendiamo a ricordare ovvero il suo odore di “verde”, di peperone o di foglie di pomodoro ad esempio. Questi aromi (a volte considerati sgradevoli) nel caso del Cabernet sono “varietali” cioè legati indissolubilmente al vitigno. Come ci ha spiegato Andrea, ad un degustatore frettoloso a primo impatto può piacere e non piacere ma proprio qui sta il trucco: L’ATTESA! Perché solo armati di pazienza e con con il giusto “ambasciatore” a farne le veci è possibile coglierne la complessità.
Ma perché problematico? Beh dovete sapere che non solo ha una maturazione assai tardiva ma risulta proprio difficile conciliare la maturazione fenolica con quella tecnologica e se in più aggiungete il fatto che spesso veniva vendemmiato contemporaneamente ad un altro storico collega, il Cabernet Sauvignon, che tuttavia matura prima, eccovi il dramma! infatti è proprio il non raccoglierlo a giusta maturazione la causa dell’ eccessiva concentrazione di pirazine, ovvero composti altamente volatili responsabili delle spiccate note vegetali.
Vi è piaciuta la lezione di chimica? A coloro che non si sono persi nel tragitto quello che cercavo di dire e che è facile fare un Cabernet Franc molto cattivo ed è altresì molto difficile fare un buon Cabernet Franc. Bisogna conoscerlo profondamente e imparare a domarne il carattere, solo così è possibile ottenere i grandi risultati di cui pochissimi possono fregiarsi. E noi grazie ad Andrea li abbiamo conosciuti…o per meglio dire assaggiati.
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Il primo ad aprire le danze è stato “Sessanta” 2013 di Ferlat della Venezia Giulia. Grande vino, fresco ed elegante, proveniente da viti piantate proprio nel 1960, annata da cui ne deriva il nome.
A seguire Cinzia Merli – Le Macchiole – con il suo “Paleo” 2014 igt Toscana . Frutto di un’annata complicata, per non dire difficoltosa, che tuttavia offre all’azienda l’occasione per rompere gli schemi e dare vita ad un vino insolitamente più immediato visto che parliamo della zona Bolgheri. Gli aromi risultano essere molto fini, eleganti, per non parlare della sapidità e della persistenza.
Poi è stato il turno di “Magnacosta” – Tenuta di Trinoro 2012 igt Toscana. Andrea Franchetti, titolare dell’azienda e proprietario di vigneti in quasi tutta Italia, specialmente in Toscana e Sicilia, ha trasformato il suo podere in un laboratorio di ricerca proprio sul Cabernet Franc; questo gli ha permesso di ottenere un vino dagli aromi intensi e dal tannino deciso seppur vellutato, accostato da una spiccata freschezza.
Vignamaggio 2011 igt Toscana (nel cuore del Chianti), invece, biologico al meglio, senza macchia e senza paura. Floreale, avvolgente e dotato di una notevole complessità al palato.
Ed infine eccoci con l’unico piemontese della lista: “L Franc” 2012 Proprietà Sperino. Qui a Lessona, ai piedi del Monte Rosa, nel 1999 hanno deciso di recuperare un ettaro di vigna a Cabernet dimenticata a se stessa per trasformarla in piccolo tesoro da cui proviene un vino che, pur nella sua complessità, mantiene saldamente intatti gli aromi tipici del Franc.
Beviamo l’ultimo sorso della serata, finiamo di prendere appunti e tiriamo un sospiro pensando a ciò che abbiamo ascoltato e imparato riassumendolo così: “Il vino è fatto di storie di coraggio” come diceva qualcuno e di esempi ne abbiamo visti in questa degustazione. Bottiglie che sono anche testimonianza di persone che hanno creduto nonostante le difficoltà e hanno deciso di trasformare questi vini in top di gamma, andando anche contro tradizioni e abitudini.
Vi lasciamo sulle note della playlist che stasera Andrea ha ideato per noi, come sempre in compagnia di un bicchiere di vino, questa volta un Cabernet Franc.
“Sessanta” ———> Lucio Battisti
“Un’avventura”
“Paleo” ————–> Vinicio Capossela
“Che cos’è l’amor”
“Magnacosta”—–> Francesco Guccini
“La locomotiva”
“Vignamaggio”—> Fabrizio De Andrè
“Carlo Martello”
“L Franc” ———-> Paolo Conte
“Diavolo Rosso”

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