Gianni Doglia

Gianni Doglia

Tasting Brothers – On Tour

 

L’avventura che vi andiamo a raccontare oggi è iniziata in un giorno di pioggia, di nuvole cupe e di freddo, insomma tutti quegli ingredienti che rendono il divano di casa e il tepore del termosifone un mix irresistibile, ma ancor di più lo sono i vini che andremo ad assaggiare, quindi armati di ombrello e tanta sete partiamo per la nostra missione. La nostra meta? Castagnole Lanze o per meglio dire la cantina Gianni Doglia.

A compensare questa giornata bagnata e fredda c’è il caloroso benvenuto di Paola, la sorella, che incurante della pioggia e senza smettere di sorridere ci racconta della generosità di queste terre, del paese e delle loro vigne.

«Tutto è iniziato tre generazioni e qualche ettaro fa. Siamo nati come moscatisti e oggi puntiamo lo sguardo anche sul Monferrato terra in fermento e di riscoperta.»

Dopo questa breve introduzione ci addentriamo nella cantina: un ambiente pulito, senza troppi fronzoli ma soprattutto colorato. A colpirci in particolar modo è la parte riservata al moscato, Tutto dipinto di blu con al soffitto ancorata una grande sagoma a forma di bottiglia, piena di ogni colore in tutte le sue declinazioni. Una specie di monumento all’anima di questo grande vino dolce, fatta di festa e vivacità. Quando finalmente riusciamo a distogliere gli occhi dall’opera, Paola ci richiama al dovere portandoci dritti dritti al banco d’assaggio pronti a compiere la nostra missione.

Per prima cosa degustiamo la novità: Adasiot” un bianco frutto del blend tra Sauvignon, Viogner e Arneis. Un trionfo di aromi, buona persistenza e sapidità, ottimo con antipasti ma capace anche di fronteggiare un bel risotto agli asparagi, come ci consiglia la stessa Paola. A seguire il loro grignolino, delicato, beverino e dai profumi molto fini e con un tannino vellutato. Più “femminile” come ci farà notare Gianni più tardi. A proposito… lui dov’è? Dovete sapere che i vostri brò sono capitati nel bel mezzo dei preparativi per l’imbottigliamento, quindi potete immaginare quale fosse il trambusto, ma proprio quando stiamo per arrivare al pezzo forte, eccolo che arriva! Quasi come chiamato dalle sue stesse creature che, a breve, andremo a conoscere: le Barbere!

La prima è “Boscodonne” , ottenuta da vigne di almeno 30 anni, è una barbera decisa, con colori e aromi intensi, appagante al palato come ci aspettavamo. Interessante è anche l’origine del nome: quando il nonno comprò l’apprezzamento molti anni fa, negli atti risultava che quella località si chiamasse proprio Bosco delle donne in virtù del fatto che in tempo di guerra, in quelle cascine circondate da boschi, fossero rimaste solo poche signore a lavorare duramente, mentre gli uomini erano tutti partiti per il fronte.

Dopodichè passiamo a “Genio”, la barbera superiore dedicata proprio al nonno Eugenio. Vino complesso ma non opulento o se vogliamo usare un termine tecnico alla Gianni “non marmellatoso”. Pur essendo assai strutturato conserva una certa leggerezza che invoglia a riempire il bicchiere, come anche il loro Nizza d’altronde. Il tutto senza mai perdere di complessità.

Mentre continuiamo a degustare i rossi rimaniamo colpiti da certi concetti espressi da Gianni e Paola, che a nostro avviso la dicono lunga sulla passione e sull’impegno che dedicano al loro lavoro. Infatti vi lasciamo quello che secondo noi è un’autentica perla, impossibile da tradurre o riassumere. Ecco le parole di Gianni:

«la Barbera è la declinazione femminile per eccellenza! da non intenderla, però, come un vino più facile. Noi ci siamo cresciuti, è nel nostro DNA e quando arriva qualcuno da fuori che assaggia una VERA Barbera, ci vuole un attimo ad innamorarsi, ma è un vino rosso non di partenza bensì di arrivo, da conoscere e da capire nelle sue sfumature. Se dovessi usare una metafora, la Barbera è una donna bella ma non bellissima e nemmeno semplice, bensì una donna che impari a conoscere e quando capisci la sua unicità, la sua vera bellezza, il carattere, con il suo lento conquistarti allora LÌ ti regalerà un’emozione in ogni stadio della sua vita, giovane o “vecchia” che sia. Mai emozioni troppo FORTI, in un colpo solo bensì in serie, fatte di sfumature, tutte da cogliere e da assaporare. Quando si diventa pronti per tutto questo, non se ne fa più a meno.»

Per finire in bellezza ci aspetta un’ autentica chicca! Il moscato “Casa di bianca” vino dolce diverso da molti suoi simili… Innanzitutto per l’intento, perché di Moscati se ne conoscono di tantissimi tipi ed in tutte le salse, da qui il bisogno di creare un prodotto diverso, ma non per forza “strano” che certamente si distingue dal mercato ma divide. Dunque Gianni cerca di portare al massimo quello che sono le espressioni del vitigno aumentandone però la complessità sia all’olfatto che al palato, a partire da una selezione maniacale delle uve in vigna e per finire con un riposo del mosto sui lieviti per 6 mesi in autoclave (Charmat lungo). A stupirci sarà proprio questa “grassezza” in bocca che conferisce a questo vino maggiore struttura rimanendo però fedele alla sua tipologia. Quello su cui la fimiglia Doglia insiste è un cambiamento di approccio verso il prodotto, non da bere distrattamente abbinato al classico dessert, ma bensì da degustare con calma assaporandone l’evoluzione nel bicchiere.

Terminata la degustazione salutiamo la famiglia Doglia. Spalancate le porte della cantina ci accoglie la pioggia battente ma soddisfatti e sorridenti ci dirigiamo verso casa con ancora il dolce sapore di moscato in bocca, che sia questo il rimedio perfetto contro il maltempo?

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articolo a cura di:

Armando Assenza Parisi

 

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