L’Ormeasco di Pornassio

Azienda Vitivinicola Guglierame

La storia dell’Ormeaco di Pornassio 

Tasting Brothers – On Tour

 

Vinitaly. Spazio dedicato alla Liguria. Camminiamo tra la gente e scrutiamo i banchetti degli espositori alla ricerca di qualcosa che catturi la nostra attenzione quando notiamo la scritta su una bottiglia: Ormeasco di Pornassio – Azienda Vitivinicola Guglierame.

L’Ormeasco di Pornassio è una delle “leggende” del giovane aspirante sommelier, una di quelle DOC che si studiano per le domande a trabocchetto del test finale. Davanti a questo fantasma sbucato dai libri sembriamo dei bambini in un negozio di caramelle ed estatici e un po’ inebetiti ci avviciniamo al banchetto con mille domande.

Piccola DOC ligure di soli 38 ettari, il cui vitigno base è il Dolcetto, che qui prende il nome di Ormeasco. Questo vitigno però è ben diverso dal suo cugino piemontese, se quest’ultimo è il primo di tutti a maturare, l’Ormeasco matura tardivamente e viene vendemmiato solo nella prima decade di ottobre, ha un’acidità fissa sempre elevata e un tannino abbastanza pungente. Ciò gli consente una grande longevità ma ne rende impossibile una commercializzazione in gioventù.

Scopriamo qualcosa che non ci aspettavamo, qualcosa di completamente diverso dal Dolcetto a noi familiare.

A distanza di un mese dal Vinitaly saltiamo in macchina pronti a vedere da vicino ciò che abbiamo solo sentito raccontare.

Attraversiamo le Langhe e ci dirigiamo verso Imperia, la nostra meta è proprio sotto il Col di Nava. Siamo a 600 metri sul livello del mare e oggi qui fa freddo. Una manciata di curve e arriviamo al Castello di Pornassio.

 

Siamo sulla vecchia via del sale e questo era uno degli avamposti in cui venivano riscossi i dazi. Il castello risale al 1405 e in parte le mura sono ancora originali, un’ala però è stata bombardata e incendiata nel ‘44 dai tedeschi e ricostruita più o meno fedelmente nel ‘52.

All’interno delle mura oggi si trova una scuola che accoglie i ragazzi provenienti da tutte le frazioni intorno a Pornassio e l’ Azienda Vitivinicola Guglierame.

 

Entriamo in un piccolo cortiletto interno al castello e suoniamo ad una ancor più piccola porta nera. Ci apre Raffaele Guglierame che assieme al fratello Agostino gestisce attualmente l’azienda. Attualmente, sì perché questa è un’azienda storica che risale ben al 1868, come testimoniano i registri della camera di commercio di Imperia.

2,5 ettari di vigneto, con una produzione di circa 15000 bottiglie. Nonostante le ridotte dimensioni, quella che stiamo per visitare è l’azienda più grossa a produrre l’Ormeasco di Pornassio.

L’attività non ha mai consentito ai due fratelli di farne l’unico lavoro della loro vita così Raffaele lavorava in vigna il sabato e il fratello il lunedì, entrambi nei rispettivi giorni liberi dal lavoro.

«Abbiamo sempre portato avanti l’attività per passione»

Una passione che li ha sempre spinti verso un’idea di qualità e non di quantità.

«Facciamo due diradamenti, uno a luglio prima dell’invaiatura e il secondo un mese prima dalla vendemmia. Raggiungiamo si e no i 70 quintali ad ettaro»

 

I Guglierame producono l’Ormeasco di Pornassio, l’Ormeasco di Pornassio Superiore e un’altra di quelle rarità sentite nominare solo durante le lezioni del corso da sommelier e mai più incontrate: lo Sciac-Tra , da non confondere con lo Sciacchetrà delle Cinque Terre, vino passito ottenuto da Bosco, Albarola e Vermentino.

Il famigerato Sciac-Tra è un rosato ottenuto sempre dall’Ormeasco ed il suo nome non è altro che il modo genovese di spiegarne il processo produttivo: Sciac da “Sciacca” ovvero schiaccia e Tra come spilla – “Schiaccia e Spilla”.

Come ci racconta Raffaele questo metodo di vinificazione nasce negli anni ‘20 quando la meccanizzazione in cantina, alle pendici del Col di Nava, non esisteva. Qui nessun vitigno a bacca bianca è capace di arrivare a maturazione e i rossi a quell’epoca venivano vinificati con macerazioni lunghe e risultavano molto carichi e spessi. Alla ricerca di un vino che fosse una via di mezzo tra un rosso un bianco, da utilizzare anche in cucina, ecco nascere lo Sciac-Tra. L’uva veniva pestata e appena terminata l’operazione si toglieva il tappo al fondo del tino e il liquido che ne sgrondava veniva separato immediatamente dalle bucce e fatto fermentare. Come ci sottolinea Raffaele non si tratta di una pressatura, tanto che anche oggi per produrlo non si usa una pressa ma l’uva una volta diraspata viene posta in un piccolo torchio dotato di una griglia interna che permette al liquido di sgrondare dalla vinaccia. Ciò che se ne ricava va in fermentazione e la vinaccia “salassata” e impoverita di circa il 30% del prodotto invece viene riutilizzata per produrre l’Ormeasco base insieme ad altra uva integra.

 

Alla produzione dell’Ormeasco di Pornassio Superiore invece sono destinate le uve delle viti più vecchie, tra il 50 e i 60 anni.

Entrambe le tipologie fermentano già in botte grande per poi tornarci dopo la sfecciatura per l’affinamento, il rosso base per 10 mesi mentre il superiore per 15-16.

Difficile trovarli nella carta di un ristorante ligure lungo il mare, difficile trovarli anche nelle enoteche. Ora però, ci dice Raffaele, qualcosa sta cambiando e si tentano abbinamenti anche con il pesce ma il mondo di questo strano Dolcetto è nella cucina povera della sua terra, la cosiddetta “cucina bianca” fatta di piatti poveri e poco colorati, di patate, farina, latte, radici e carni bianche.

Queste montagne sono anche l’ultimo avamposto dell’ulivo dai cui frutti si ricava un olio particolarmente sano e profumato, qui la mosca olearia non arriva e non vi è necessità di trattamenti.

La sorte della vite tutta via è ben diversa.

«qui pioviggina spesso” dice Raffaele “La settimana scorsa è piovuto tutti i giorni, magari piove per un quarto d’ora o mezzora, poi viene su una botta di sole e la peronospora trionfa. Cerchiamo di contenere i trattamenti e non usiamo diserbanti.»

 

Mentre parliamo visitiamo la cantina dei Guglierame. l’ingresso è una porta piccolissima.

«Abbiamo dei grossi problemi con le botti, le porte sono così quindi bisogna smontarle e rimontarle dentro.»

All’interno due piccolissime stanze nelle quali, tra vasche e botti, troviamo il torchio usato per lo Sciac-Tra.

Usciamo e Raffaele ci porta su un terrazzino che dà sulla vallata, il paesaggio è puntellato di case immerse tra viti e ulivi e attorno a noi solo bosco a perdita d’occhio.

Il viaggio attraverso queste montagne immerse tra le nuvole è un viaggio nella storia di un territorio e attraverso le parole di Raffaele abbiamo ripercorso il tempo dalla via del sale ai giorni nostri. Ancora una volta scopriamo che dietro il nostro bicchiere di vino c’è molto di più; ci sono passione, dedizione e fatica, ci sono mondi tutti da esplorare e storie ancora da scoprire, questa volta seduti a bere un bicchiere di Ormeasco di Pornassio.

 

 

articolo a cura di:

Eleonora Giroldi

32532337_10215125206110737_1598473749672230912_n

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...