Bussi Piero vini

Quando la pernice ci mette lo zampino

Bussi piero vini – Calosso

Siamo a Calosso, paesino vivace ed accogliente, proprio qui tra le colline del Sud Astigiano risiede la nostra prossima scoperta: l’Azienda Vitivinicola Bussi Piero.
Ad accoglierci c’è il figlio Federico, classe 1992, personaggio schietto e determinato, idee chiare e tanta voglia di fare; ci racconta la sua storia e i suoi progetti in particolar modo quelli che coinvolgono la Gamba di Pernice: vitigno autoctono simbolo per eccellenza di questo ridente paese. 12 ettari vitati tra moscato, Chardonnay, barbera, dolcetto, Nebbiolo e altro ancora. Un’azienda diversificata che guarda avanti com’è giusto che faccia un giovane viticoltore.
Il primo a parlare è il vino perché qui non si batte certo la fiacca. Iniziamo subito con la degustazione che parte da un ottimo Piemonte DOC Chardonnay 2017: criomacerazione nella pressa per 18h con ghiaccio secco, fermentazione e affinamento del 50% in acciaio e 50% in botte nuova conferendo così grande struttura al vino finale.
A seguire un Dolcetto Monferrato DOC 2017 , dal bel colore e con sentori intensi di frutti rossi variegati tra cui spicca la ciliegia, al palato un tannino vellutato. Un vino leggero ma elegante.
Senza indugio ci buttiamo sulle Barbere. Prima la Barbera d’Asti 2016, solo acciaio, strutturata, tanto colore e molto rotonda. In teoria fresca ma che in realtà si rivela più “adulta” e non teme il passare degli anni. Poi la Superiore, sempre 2016, 17 mesi in barriques, carica, strutturata, muscolosa ma equilibrata, inserita tra le prime 18 migliori barbere nella scorsa edizione di Decanter World Wine Awards e scusate se è poco.
Bene, finiti i “convenevoli” passiamo al cuore della nostra visita: la Gamba di Pernice! Vitigno dalla storia un po’ controversa che ne conferma in un certo senso l’unicità. La sua caratteristica principale è proprio il suo comportamento in vigna, a partire dall’aspetto: poco prima dell’invaiatura il peduncolo che regge il frutto tende a tingersi di un rosso acceso che, sia per forma che per colore, ricorda un po’ la zampa di questo volatile. Proprio grazie al suo grappolo abbondante, la buccia spessa e la sua maturazione tardiva era usanza appenderlo in casa e lasciarlo appassire così da poter goderne i frutti da novembre fino a dicembre. Il gesto stesso rimanda a quando si appenderevano le pernici fresche di cacciagione.
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Non è raro avere almeno 4 grappoli per tralcio, molto produttiva dunque, tale da rendere necessario un diradamento importante, almeno della metà.
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Negli anni 90 rischiò praticamente di estinguersi, scalzato da varietà più commerciali ma proprio in questo paese le famiglie e piccole aziende vitivinicole, un po’ per tradizione e un po’ per fortuna, ne hanno conservato delle piante. Per la sua rarità, questo vitigno ha successivamente conosciuto un periodo di rivalutazione che lentamente arriva fino ai giorni nostri, ma non senza una certa fatica. Il vino che se ne produce risulta essere povero in termini di alcool, colore e struttura, fresco e allo stesso tempo tannico al palato, tuttavia regala al naso degli aromi di spezie persistenti ed unici che conferiscono grande eleganza. Federico ci confessa di sentire aromi di pepe nero già durante la follatura.
Ad ostacolarne una più ampia diffusione era anche la sua maturazione tardiva, addirittura dopo il Nebbiolo! Infatti per molto tempo è stato preferito usarla principalmente come uva da tavola. Anche in tempi recenti sul suo metodo di produzione e sulla scelta del marchio c’è stata un po’ di anarchia. Nomi diversi e vini sostanzialmente diversi pur avendo lo stesso vitigno di base, non hanno permesso di identificare chiaramente questo prodotto che comunque riscontra un certo successo tra locali, enoteche e appassionati, attirati dalle sue caratteristiche uniche e dalla storia accattivante. Sempre più persone ne hanno compreso il potenziale fino ad arrivare al 2012 con l’istituzione di un disciplinare interno che ne regolamentasse la produzione e ne certificasse la qualità! Recentemente è in attesa di approvazione la bozza di una nuova denominazione: Calosso DOC Gamba di Pernice.
Esistono varie correnti di pensiero su quando sia meglio bere questo vino… alcuni sostengono che proprio grazie al tannino e alle spezie abbia bisogno di maturare per aumentarne la complessità e la morbidezza, lo stesso disciplinare richiede almeno 20 mesi di maturazione (senza però specificare il tipo di affinamento), altri produttori condividono l’idea che invece vada apprezzato giovane e senza “interferenze” perché conserva meglio le sue caratteristiche come la freschezza e l’intensità aromatica, risultando così essere maggiormente identitario.
Ad oggi i produttori ammontano ad una ventina, tanti se guardiamo gli anni addietro! Una cosa è certa, sempre più cantine si stanno organizzando per valorizzare questo vino e fare chiarezza sulla sua produzione. Queste sono le basi che si stanno concretizzando per aumentare la qualità e la fama di questa DOC e di questo vitigno.
Arriverà forse il giorno dove parleremo di un cru di Calosso DOC(G) Gamba di Pernice? Da qualche parte bisogna pur iniziare e noi aspettiamo fiduciosi ma nel frattempo ringraziamo cantine come quella di Bussi che studiano e sperimentano, puntando a crescere e a fare vino di qualità, senza dimenticare le tradizioni e la storia del proprio paese.
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articolo a cura di: Armando Assenza Parisi

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